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domenica 5 giugno 2011

MAURO PICONE

STORIA DI UN MATEMATICO (E DI UN LICEO) LERCARESE

di DANILO CARUSO

Mauro Picone nacque il 2 maggio 1885 a Palermo. A causa della crisi del comparto zolfifero siciliano, con la famiglia – i genitori (l’ingegnere Alfonso Picone e Anna Bongiovanni) e le due sorelle – abbandonò Lercara Friddi nel 1889 per Arezzo, dove il padre – precedentemente impegnatosi nel settore estrattivo – ebbe un incarico di docenza. Mentre era studente delle elementari aretine, considerata la sua sensibilità per l’arte, il padre lo mandò a studiare disegno artistico in uno studio, e grazie alla sua bravura ottenne un riconoscimento in occasione di una mostra in un’accademia cittadina. Da bambino il suo profitto scolastico non fu tanto eccellente, ebbe bisogno di lezioni private di recupero. Alla maestra incaricata di ciò, con esito più o meno infelice, giocò una volta uno scherzo (da lui in età adulta poi definito «primo sequestro a scopo scolastico») allorquando questa, venutala a trovare una sarta, fu da lui chiusa a chiave nella stanza in cui le due donne si erano recate. Egli se ne andò via e le poverette poterono uscire a sera al ritorno del marito della maestra. Terminata la scuola elementare fu iscritto a un istituto tecnico. Nel III anno, in cui ebbe come professore di matematica per un breve periodo il padre, a causa di un suo critico giudizio raccolse una bocciatura. Ma dallo sprone dell’ingegner Picone datogli verso lo studio della matematica trovò lo spunto per passare dalla sua vocazione estetica per il disegno a un vivo interesse anche per altre discipline scientifiche quali la fisica e la chimica. All’istituto tecnico fu suo professore per due anni Michele De Franchis, con il quale, dopo la promozione di costui a un ruolo d’insegnamento accademico, intrattenne un rapporto di studio. Ottenuto il diploma a Parma, dove assieme ai familiari si era ulteriormente trasferito, studiò all’Università di Pisa (1903-1907), laureandosi – lasciato il corso di fisica durante il III anno – in matematica: qui svolse poi il ruolo di assistente universitario fino al 1913. Passò quindi all’università e al Politecnico di Torino, con lo stesso compito, fino al 1919. Dal 1914 fu anche libero docente. La prima guerra mondiale gli impedì di esercitare l’insegnamento poiché ad aprile del 1916 fu chiamato alle armi col grado di sottotenente. Mise come Archimede al servizio della nazione il suo ingegno. Nel ’23 il generale Armando Diaz, ministro della guerra, risponderà al suo invio di un trattatello così: «Mentre ringrazio dell’opuscolo inviatomi sull’Artiglieria italiana nella guerra mondiale mi compiaccio vivamente per l’interessamento che la S. V. conserva per gli studi tecnici militari, ai quali già durante la guerra, e con tanto profitto per l’esercito, dedicò tutto il suo intelletto ed il suo nobile entusiasmo». Per questi meriti nel ’16 fu promosso prima tenente e poi nel ’17 capitano d’artiglieria, e nel ’18 gli fu conferita la croce al merito di guerra e la croce francese di guerra. Infatti il contributo a lui richiesto e sollecitato di elaborare efficaci schemi balistici era stato determinante nel migliorare la capacità di precisione delle armi italiane in Trentino: prima venivano utilizzate delle tavole di tiro che non erano adeguate alla morfologia alpina, con conseguenze anche gravi come colpire con i pezzi d’artiglieria dei propri militari. Il suo intervento fu così apprezzato che gli dedicarono questa canzone: «Il 24 maggio la guerra è dichiarata / Ancora Senigaglia fu presto bombardata / Bin Bun Bon / Al rombo del cannon / Il General Cadorna ha scritto alla Regina / Se vuol veder Trieste la guardi in cartolina / Bombardier / Mitraglier / Il cannone sempre sbaglia / E su noi vien la mitraglia / Il nemico solamente / Se la ride allegramente / Bombardier / Mitraglier / A guerra finita faremo una gran festa / Agli imboscati tutti gli taglierem la testa / Bombardier / Mitraglier / Vedi questa è l’atmosfera / Che sul fronte ovunque impera / Ma che son questi pastrocchi / Rosso strilla il gran Baistrocchi / Bin Bun Bon / Al rombo del cannon / Lei insegnava matematica / Della guerra non ha pratica / L’ha mandata qui il buon Dio / Lei fa proprio al caso mio / Bombardier / Mitraglier / E Picone il tenentino / Fa la faccia da bambino / Creda proprio non so fare / Ho paura di sbagliare / Bombardier / Mitraglier / Se di guerra non sa niente / Tutto andrà perfettamente / In un mese cocco bello / Lei mi trovi il Macchiavello / Se ne vada cosa aspetta / Non capisce che abbiam fretta / Bombardier / Mitraglier / La sua scienza matematica / Il tenente mette in pratica / E ti trova l’equazione / Che risolve la questione / Bin Bun Bon / Al rombo del cannon / Spara il cannone infuria la battaglia / Anche di notte un colpo più non falla / E l’astrusa matematica / È dovunque messa in pratica / Ogni colpo di cannone / È un colpo di piccone / Bin Bun Bon / Al rombo del cannon / Il nemico più non ride / La vittoria a noi sorride / È finita la scarogna / È finita la vergogna / Bin Bun Bon / Al rombo del cannon / Gli daranno la medaglia / Perché ha vinto la battaglia / E stringendogli la mano / Lo faranno capitano / Bombardier / Mitraglier / E così con molta gloria / È finita questa storia / Ti saluto dolce amata / Con la solita baciata». Mauro Picone insegnò a Catania (’19, ’21-’24), Cagliari (’20), Pisa (’24-’25), Napoli (’25-’32), Roma (’32-’55), L’Aquila (anni ’60). Nel 1923 ritornò a Lercara, che aveva lasciato a quattro anni, per una visita ai parenti e al paese con i genitori e la consorte Maria Jole Agonigi (1889-1979; di famiglia borghese pisana, sposata il 30 ottobre 1913). Nel 1927, nonostante la disapprovazione dell’Unione matematica italiana, fondò con un finanziamento del Banco di Napoli, primo assoluto a livello mondiale, un Istituto di calcolo nell’Università di Napoli (il secondo di questo tipo comparirà nell’Università di Harvard nel ’38). Nel ’32 il Consiglio nazionale delle ricerche (presieduto da Guglielmo Marconi), visti i pregi negli studi (l’istituto si occupava anche di fisica nucleare), lo dislocò a Roma trasformandolo in Istituto nazionale per le applicazioni del calcolo. Mauro Picone rimarrà direttore fino al 31 luglio 1960 (anno del collocamento a riposo dalla cattedra romana, nel quale fu proclamato professore emerito): il 23 luglio gli sarà conferita una medaglia d’oro di commiato. L’INAC diede i suoi notevoli contributi nel settore civile e in quello bellico: apprezzato da Enrico Fermi e ammirato all’estero, fu imitato oltre che dagli USA dalla Germania nazista, che nel’41 a Braunschweig fondò il Luftwaffen-Institut für Mathematik. Nel dicembre del 1951 Mauro Picone divenne direttore del Centro internazionale per il calcolo meccanico, la cui sede definitiva fu posta a Roma. Nel 1955 l’INAC fu dotato di un calcolatore elettronico proveniente da Manchester, il primo prodotto nel vecchio continente, e il secondo per un ente in Italia. Per il suo collocamento fuori ruolo dall’insegnamento il 15 gennaio 1956 l’Università di Roma gli rese ossequio: gli furono donati da parte di 55 matematici (di cui 21 stranieri) un volume dedicatogli che raccoglieva scritti di argomento scientifico, e da parte degli allievi del passato una medaglia e un loro album fotografico. Il Comitato promotore per le onoranze a Mauro Picone fu presieduto dal discepolo preferito Renato Caccioppoli (1904-59): il maestro durante il Ventennio fu fascista e poi democristiano, il secondo sempre comunista (l’anarchico russo Michail Bakunin era suo nonno). Caccioppoli, che soffriva di problemi d’alcolismo, morirà suicida: un film di Mario Martone, “Morte di un matematico napoletano (1992)”, narra della sua vicenda. Il Consiglio comunale di Lercara Friddi dal canto suo dietro proposta del’anatomopatologo Alfonso Giordano (1910-1990) deliberò all’unanimità per acclamazione il 21 marzo 1964 il conferimento della cittadinanza onoraria all’insigne studioso. Il 25 ottobre di quell’anno il paese accolse il grande matematico per una giornata celebrativa predisposta da un apposito comitato. Durante la mattina il luminare partecipò alla celebrazione eucaristica nella chiesa di sant’Alfonso in suffragio dei defunti genitori sepolti a Torino, visitò quindi l’attiguo ricovero, poi andò alla Scuola media (alloggiata a quei tempi nel Plesso Borsellino) e al Liceo scientifico che prenderà il suo nome (allora sezione distaccata del Cannizzaro di Palermo, aperto dal 10 ottobre del ’62). Fece pure sosta all’istituto delle suore terziarie. Infine si recò al Plesso Sartorio, nella cui grande sala al primo piano erano previsti cerimonia e rinfresco. Qui alla presenza di molte personalità e delle locali autorità civili, religiose, e militari, Mauro Picone ebbe in dono una medaglia in oro (con la dicitura Lercara e Mauro Picone, 25-10-1964) e una pergamena. Diversi furono gli interventi in suo onore, ma colpiscono le sue parole di congedo: «Alla mia età non posso, miei cari concittadini, promettervi un’altra visita! Non posso accomiatarvi con un arrivederci ma devo farlo con un malinconico addio augurando a questa amata città di Lercara di perseverare sempre più e meglio sulla via del progresso che dal 1923 ad oggi, ha percorso, come ho potuto constatare, con vistosi, grandi risultati». In occasione del suo novantesimo compleanno, il 21 maggio 1975, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, gli rese onore per la sua attività intitolandogli l’INAC: in una cerimonia, con la partecipazione di Giovanni Leone, Presidente della Repubblica, e di varie personalità, come nel ’56, l’università della capitale gli regalò una medaglia e dei libri a lui dedicati, e l’Accademia dei Lincei una pergamena. Il Capo dello Stato ebbe a dire in tale evento: «È per me motivo di profonda soddisfazione rendere onore, in nome della Nazione, a uno dei suoi figli migliori e dei suoi più grandi scienziati. Non si tratta soltanto di un debito di riconoscenza verso un uomo che ha dedicato tutta la vita agli studi scientifici, ma anche un auspicio: perché fino a quando un Paese può ritrovarsi in altissimi valori, come quelli che Mauro Picone ha professato e professa tuttora, con giovanile vigore, dimostra di avere ancora profonda vitalità, nella quale può trovare conforto nei momenti difficili e stimolo per superarli. […] Grazie al professor Picone che circa cinquant’anni fa fondò l’Istituto per l’applicazione del calcolo la matematica, che appariva in Italia una scienza dimenticata, si è riaccostata alla realtà ed ha offerto i suoi strumenti per la soluzione di problemi concreti, al superiore servizio dell’umanità. Il grande matematico siciliano costituisca oggi, per noi tutti, il simbolo di una nuova fase nel progresso scientifico: la applicazione della scienza alle necessità della vita, la sintesi tra studio e ricerca scientifica, tra pensiero e realtà». Mauro Picone si spense a Roma l’11 aprile 1977, all’età di quasi 92 anni. Il Liceo scientifico di Lercara Friddi, dal 10 ottobre 1973 non più dipendente dal Cannizzaro di Palermo, ma ente scolastico autonomo, fu il 15 maggio 1982 rinominato in onore e in memoria del grande uomo di scienze Liceo scientifico statale Mauro Picone. Nella sua carriera, in cui ricevette numerosissimi titoli, scrisse tre centinaia di libri sulla matematica.
Pubblicazioni più importanti di Mauro Picone: Teoria introduttiva delle equazioni differenziali ordinarie e cal­colo delle variazioni (Catania, 1922); Lezioni di Analisi infinitesimale (Catania, 1923); Lezioni sulle equazioni differenziali e ai differenziali totali (Roma, 1939); Appunti di Analisi superiore (Napoli, prima edizione 1940, seconda edizione 1946); Fondamenti di Analisi funzionale lineare (Roma, 1943); Teoria moderna dell’integrazione delle funzioni (Pisa, 1946); Lezioni di Analisi funzionale (Roma, 1946); Lezioni di Calcolo per gli allievi d’Ingegneria (prima edizione, Napoli, 1925; seconda edizione Roma, 1946); Lezioni di Algebra per gli allievi d’Ingegneria (Roma, prima edizione 1942, seconda edizione 1946); Lezioni sulle serie per gli allievi d’Ingegneria (Roma, 1945); Esercizi di Analisi matematica (in collaborazione con Carlo Miranda – Roma, prima edizione 1942, seconda edizione 1946); Trattato di Matematiche generali (in collaborazione con Paolo Tor­torici) (Roma, 1947); Introduzione al calcolo delle variazioni (Roma, 1951); Lezioni di Analisi matematica per gli allievi d’Ingegneria (Roma, prima edizione 1949, seconda edizione 1951); Lezioni sulla teoria moderna dell’integrazione (in collaborazione con Tullio Viola – Torino, 1952); Trattato di Analisi matematica (in collaborazione con Gaetano Fichera – Roma, vol. I, 1954, vol. II, 1955); Licoes sobre una tèoria das equacoes integrais lineares e suas aplicacoes, segundo a orientacao de Jordan-Hilbert (in collabo­razione con Ennio De Giorgi – Sao Paulo, 1945); Criteri necessari per un estremo di alcuni funzionali (Roma, 1959).
Riconoscimenti e onorificenze conferiti a Mauro Picone: Professore emerito dell’Università di Roma (1960), Direttore onorario dell’Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo Mauro Picone, Dottore in Matematica honoris causa delle Università di San Paolo in Brasile e di Bucarest, Amministratore dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Cavaliere di Gran Croce OMRI, Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia, Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto, Colonnello d’Artiglieria, Cittadino onorario della città di Lercara Friddi; Accademico dell’Accademia Pontificia delle Scienze, dell’Accade­mia Nazionale dei Lincei, dell’Accademia Nazionale dei XL, della Società Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti e della Pontaniana di Napoli, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia Gioenia di Catania, dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena; Socio onorario dell’Accademia delle Scienze, Lettere e Belle Arti di Palermo, dell’Istituto italiano degli Attuari e dell’Istituto di Studi metodologici di Torino, Socio emerito dell’Istituto di incoraggiamento di Napoli, Socio corrispondente dell’Istituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Arti, dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna e dell’Istituto di Storia della Scienza della Accademia delle Scienze di Buenos Aires; Membro della Società di Scienze e Lettere di Varsavia, dell’Acca­demia polacca delle Scienze, dell’Accademia reale di Scienze esatte di Madrid, dell’Accademia delle Scienze della Repubblica socialista di Romania, della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, del Comitato editoriale onorario dell’Enciclopedia Matematica Applicata compilata dal Massachusetts Institute of Technology; Associato onorario straniero dell’Accademia delle Scienze, Iscri­zioni e Belle Lettere di Tolosa.
Premio Reale dei Lincei per la Matematica (1938); Premio Tenore della Società Reale di Napoli; Premio Severi dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica; Medaglia d’oro dei benemeriti della Cultura e dell’Arte; Medaglia d’oro della Facoltà di Scienze dell’Università di Roma; Medaglia d’oro del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Médaille d’or de la Société francaise d’encouragement pour la recherche et l’in­vention; Medaglia Fermat dell’Accademia delle Scienze, Iscrizioni e Belle Lettere di Tolosa; Medaglia d’oro ricordo del 50mo Anniversario della Vittoria.
Matematici discepoli di Mauro Picone: Luigi Amerio, Giovanni Aquaro, Ferdinando Bertolini, Renato Caccioppoli, Domenico Caligo, Lamberto Cesari, Gianfranco Cimmino, Antonio Colucci, Fabio Conforto, Ennio De Giorgi, Sandro Faedo, Gaetano Fichera, Walter Gautschi, Aldo Ghizzetti, Giuseppe Grioli, Wolfango Gröbner, Wolf Gröss, Gabriele Mammana, Demetrio Mangeron, Carlo Miranda, Mario Salvadori, Benedetto Pettineo, Carlo Pucci, Giuseppe Scorza Dragoni, Carlo Tolotti, Paolo Tortorici, Tullio Viola.

Stralcio di un’intervista, comparsa sulla pubblicazione Lettera matematica PRISTEM - n.52, alla studiosa Emma Castelnuovo.
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- Il nostro Istituto (gli intervistatori si riferiscono all'Istituto nazionale per le applicazioni del calcolo, n.d.r.) è intitolato a Mauro Picone. Mi sembra naturale cominciare da lui. Che ricordo ha di Picone, come persona?
- Ecco, allora, Picone come persona. Forse è il ricordo più sentito che ho di lui. Mio padre è morto nell’aprile del ’52. Picone, che non veniva spesso a casa, dopo quel momento iniziò a venire ogni tanto con la moglie – la signora Iole – per trovare la mia mamma. La mamma, che è stata paralizzata per una decina di anni. L’anno in cui è morto mio padre, una di quelle volte che era venuto a casa, m’ha domandato “ma quest’estate non va via un po’ da Roma?”. Gli ho detto: “beh, l’agosto lo devo passare qua”. Vivevo con mia mamma e una sorella e questa sorella lavorava e aveva di permesso solamente l’agosto. Quindi l’agosto tornavo a Roma. “Ma in luglio – gli ho detto – vado con un mio nipote un po’ nelle alpi francesi e dopo vogliamo vedere un po’ la Provenza, Arles, Nimes, così”. Allora, Picone mi dice subito “ma allora, senta, lei per tornare a Roma poi cosa fa? la linea di Genova?”. Ho detto sì. “Guardi che cosa deve fare. Noi proprio in luglio siamo a Portofino vetta”, dove andavano ogni anno. “Lei deve scendere a Camogli, io la vengo a prendere, passa uno o due giorni da noi qui” su in albergo a Portofino. Ecco questo è il ricordo più caro che ho.
- A livello umano era una persona simpatica, facile alla mano, oppure era molto rigido, come appare nel ritratto che abbiamo di lui in Istituto?
- Io lo conoscevo, come dire, fuori dell’ambiente matematico e non era rigido per niente. Solo questo fatto di avermi invitata e di avere insistito perché passassi uno o due giorni con loro, solo questo fa capire la persona che era. Forse era austero, ma io non ho avuto rapporti altro che come studentessa universitaria. Nel terzo anno ho seguito il suo corso di Analisi superiore ma, niente, era un normale rapporto tra professore e allievo. […]

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Dopo trent’anni nel 1997 la sede del Liceo scientifico di Lercara Friddi si è trasferita dall’edificio in cui alloggiava in via papa Giovanni XXIII nei nuovi monumentali locali alle porte del paese. Oggi questo liceo ha delle sedi distaccate ad Alia (istituto tecnico-commerciale), Prizzi (istituto tecnico-commerciale e per geometri), Valledolmo (liceo classico), Vicari (istituto tecnico per geometri).



Inno al Liceo
Mauro Picone
di Lercara Friddi

scritto dal Preside
Giuseppe Ficano
(anno scolastico 1988-89)


Tra monti e valli
Sei Tu Lercara,
Che tien sì cara
La Gioventù !

Nell’Alma terra
Ogni studente
Sa certamente
Le tue virtù !

Ed il Liceo
Mauro Picone
La tradizione
Vuol rinnovar,

E la Cultura
Di quei valori
Che son tesori
Di civiltà:

La fe’ dei Padri,
Che ha tramandato
E consacrato
La Libertà!


mercoledì 1 giugno 2011

IL PROF. VINCENZO PALAZZOLO

UN LERCARESE FILOSOFO DEL DIRITTO

di DANILO CARUSO

Vincenzo Palazzolo nacque a Lercara Friddi il 30 gennaio 1913, da Benedetto ed Ele­onora Filiti (lo stesso giorno fu battezzato al Duomo con i nomi di Vin­cenzo Francesco Maria). Con la sua famiglia andò via non molti anni dopo, tant’è che proseguì i suoi studi al Liceo “Pellegrino Rossi” di Massa, per poi continuare alla Facoltà di giurisprudenza a Pisa (ottenne uno dei posti a concorso in un collegio universitario). Frequentò anche la Facoltà di lettere, e al momento della laurea scelse di fare il professore di filosofia (insegnò a Gubbio e quindi a Pisa). Quando vinse il concorso universitario per docente di diritto si recò dapprima a svolgere la professione a Camerino (nella cui università, dopo essere stato preside della Facoltà di giurisprudenza, raggiunse pure il titolo di rettore nel 1957-60). Si trasferì infine a Pisa: qui fu direttore dell’Istituto di filosofia del diritto e preside della Facoltà di giurisprudenza (1969-72 / 1975-87). Nel 1972-75 ricoprì l’incarico di rettore dell’università pisana. Fu discepolo di Widar Cesarini Sforza e Giacomo Perticone, noti studiosi della sua epoca, e attivista politico marxista per un certo periodo. Negli anni ’70 fondò la rivista “Prassi & teoria”. Presiedette anche l’Associazione laureati dell’ateneo pisano e fece parte della commissione consultiva della Società italiana di filosofia giuridica per quattro mandati dal 1963 al 1974. Morì a Pisa il 10 giugno 1989. A lui è stato dedicato, lavoro di diversi scrittori, un volume, Studi in onore di Vincenzo Palazzolo, edito mentre era ancora in vita nel 1986. Un elenco di sue opere: Contributo allo studio dei rapporti fra economia e diritto / con un saggio di Widar Cesarini Sforza (1953), Democrazia e persona (1964), Economia e diritto / con una prefazione di Eugenio Ripepe e un saggio di Domenico Corradini (1964), Sapere e libertà e altri saggi (1964-5), Sull'indole della ricerca politica: lezioni di dottrina dello Stato (1965), Pianificazione società potere (1970), Lezioni di storia della filosofia del diritto – volume primo (1971), Storicismo e dialettica (1978), La storia e l'uomo (1980). 


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