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venerdì 24 luglio 2015

L’ENIGMA DEI NUMERI INNAMORATI DI GIACOMO BALLA

di DANILO CARUSO

“Numeri innamorati” è un dipinto futurista della prima metà degli anni ’20 (l’anno preciso non è accertato). Giacomo Balla vi ha rappresentato dei numeri in un contesto che appare particolare poiché a una serie estratta dalla sequenza di Fibonacci (3, 5, 8) si aggiunge un 4 il quale pare un intruso, in quanto estraneo a questo criterio di preferenza.
L’impressione, in effetti, non è sbagliata: tale 4 non fa parte della serie di Fibonacci, e la sua collocazione in alto a destra lo conferma, soprattutto se notiamo che 3, 5 e 8 sono posti in linea sulla sinistra.
Il 4 si distacca da essi anche sotto il profilo del colore (più di nero in questo che negli altri).
La chiave di interpretazione che ipotizzo scaturisce dalla lettura e dallo studio che ho fatto del romanzo “Noi” di Evgenij Zamjatin1.
In tale opera distopica, nella sua sezione denominata annotazione 12a, viene riportata una quartina di sonetto del poeta R-13, il quale, nell’ottica del mio saggio, ho definito un filofichtiano.
La traduzione in italiano di quei versi è la seguente.


                                       Per sempre innamorati 2x2
                                       per sempre uniti nell’appassionato 4
                                       i più ardenti amanti nel mondo
                                       gli indivisibili 2x2


Mi ha colpito quel 4 che ho rivisto nella tela di Balla, un poco in veste di pecora nera.
La serie di coincidenze con i risultati della mia analisi letteraria prosegue mettendo in evidenza i possibili significati di quegli altri numeri di Fibonacci.
Oltre a suggerire di leggere il mio citato lavoro critico sul testo zamjatiniano (al pari naturalmente del romanzo), qui debbo ricordare di aver qualificato il protagonista maschile di “Noi”, D-503, un filohegeliano.
Ciò è molto importante perché come è noto la sequenza di Fibonacci graficamente dà origine a una spirale, e a una spirale è altrettanto noto il fatto che sia paragonata la logica hegeliana.
La progressione di Fibonacci è molto hegeliana: il primo numero della serie, l’uno, pone se stesso come l’Assoluto.
Da qui comincia la sequenza di somma-sintesi: niente più uno, 1+1= 2, 1+2=3, 2+3=5, etc., in cui gli addendi rappresentano tesi e antitesi.
R-13 e D-503 nel romanzo hanno un confronto il cui tema ho spiegato essere il cattivo infinito, respinto dall’idealismo hegeliano e presente in quello di Fichte.
La scena di Balla sembra riproporre detto momento narrativo e i suoi contenuti filosofici.
Non dobbiamo inoltre trascurare che i cittadini dello “Stato Unico” zamjatiniano, in cui vivono R-13 e D-503, vengono chiamati “numeri”: il termine ritorna nel titolo di Balla, allo stesso modo dell’innamoramento (si veda non solo la quartina di R-13).
Il 4 di Balla rappresenterebbe la poesia di R-13 (2x2=4) e il suo autore (1+3=4), nonché la sua posizione di distacco dalla dialettica hegeliana dell’Assoluto, a sua volta potenzialmente visibile nei numeri di Fibonacci 3, 5 e 8.
In più 3 e 5 paiono evocare la coppia dei protagonisti zamjatiniani: I-330 e D-503, la cui relazione è per sempre unita nell’appassionato 8 (di Fibonacci) antitetico all’asimmetrico 4.
3 e 5 sembrano nomignoli.
Nel quadro, ancora ci sono il verde, che sa di “Muro Verde” (la cinta separante la città dalla natura), e un dorato, che nel romanzo ritorna varie volte, come colori caratteristici dello “Stato Unico”.
Se i significati che ipotizzo hanno avuto un canale di affluenza, questo è molto probabile che sia stato costituito dai costruttivisti russi negli anni di realizzazione dell’opera pittorica in esame (il testo originale di “Noi” girava fuori del mondo sovietico negli ambienti russofoni).
Un contatto che, per quanto ci interessa, raggiunse l’apice con l’esposizione parigina d’arte del 1925.
I collegamenti fra Balla e la cultura russa sono abbastanza remoti: alla fine del primo decennio del ’900 espose delle sue tele in Russia.
E non è il caso di trascurare le più ampie relazioni tra il Futurismo italiano e gli artisti russi simpatizzanti: dalla pittura alla letteratura questi ultimi ebbero con il primo un intenso rapporto non sempre di condivisione delle vedute.
Poi Balla fu pure scenografo nel 1916-17 dell’opera di Stravinskij “Fuochi d’artificio” (Roma, 12 aprile 1917). 
Il mio ragionamento così costruito mi ha spinto a prendere in considerazione un secondo dipinto di Balla: “LTi” (riconducibile al medesimo periodo dei “Numeri innamorati”).
Pure lì compare il 4 di R-13 accompagnato da un 2.
Nelle lettere l’impressione suscitatami è che il suddetto confronto fra R-13 e D-503, il quale nella 8a nota dell’opera di Zamjatin coinvolge O-90, abbia, con tutto quest’altro contesto di “LTi”, una diversa riproposizione (l’azzurro rievoca quello degli occhi di O-90).
R-13 fruisce dell’opportunità di essere partner sessuale di O-90, e nelle lettere e nei segni di interiezione del quadro (L, T, i, ?, !)  parrebbe di sentire una sensazione di perplessità interiore proveniente da D-503 il quale fa presente a R-13 tale triangolo (v. la citata annotazione 8a): «Lei, tu e io?!».
Non è da escludere che “Noi”, opera critica verso il comunismo sovietico, grazie all’eco avuta negli ambienti culturali europei attenti alle novità artistiche e ai cambiamenti storici, abbia avuto una possibile attenzione del fascista Balla.
È ovvio che tutto l’insieme delle mie ipotesi rimanga, in tal guisa, fermo nel campo delle probabilità da verificare, se ce ne fosse modo, meglio: se tutta la riflessione elaborata non partisse da elementi intenzionali messi da Balla, che tuttavia (intenzionali o meno) più d’uno si offrono, la mia interpretazione rimarrebbe pregiudiziale, e il rilevamento di quelli si ridurrebbe a conseguenza di un grazioso scherzo della casualità.
Ciò nonostante credo pertinente sottolineare alcuni aspetti generali a sostegno delle mie ipotesi, le quali non vogliono sembrare fantasiose.
Nella pittura di Balla è caratteristico un movimento dinamico, nella rappresentazione, il quale si protende all’infinito; movimento che assorbe e disintegra l’oggetto, e diviene soggetto dell’immagine: questo, in ambito estetico futurista, rammenta la dialettica fichtiana (e il cattivo infinito), dove anche là un movimento pratico dell’Io verso il non-Io ambiva a sottomettere l’oggetto a un dinamico soggetto.
Sia in Fichte che nel Futurismo gioca un ruolo importante l’idea di progresso.


NOTE

Questo scritto fa parte del mio saggio intitolato “Note di studio (2016)”
https://www.scribd.com/document/319261773/Note-di-studio

1 Si veda la monografia: “Danilo Caruso, L’antipanlogismo di Evgenij Zamjatin (2015)”.